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Maggio 3, 2026Civitanova, 442 negozi concentrati nel borgo marinaro, senza accessibilità il centro rischia di svuotarsi.
Se non interveniamo oggi, il rischio è duplice: un centro che desertificazione per le attività e che, allo stesso tempo, diventa sempre meno accessibile e meno vivibile anche per chi ci abita.
Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi e guardare i numeri.
Non per fare polemica, ma perché i numeri, se letti bene, aiutano a capire davvero come stanno le cose.
Secondo i dati ufficiali della Camera di Commercio (Registro Imprese – Open Data), al 31 dicembre 2025 a Civitanova Marche risultano 4.484 imprese attive.
Se allarghiamo lo sguardo, il confronto territoriale è chiaro.
Nella provincia di Macerata le imprese attive sono 30.499
(http://opendata.marche.camcom.it/schede-territoriali.htm…)
Nella provincia di Ascoli Piceno il sistema economico si attesta intorno alle 18.700 imprese attive
(http://opendata.marche.camcom.it)
Se invece guardiamo alle città:
– San Benedetto del Tronto: 5.083 imprese attive
– Civitanova Marche: 4.484 imprese attive
– Ascoli Piceno (città): circa 3.900 imprese
– Macerata (città): circa 3.700–3.800 imprese
Questo significa una cosa molto chiara.
Civitanova non è sopra San Benedetto, che ha circa 600 imprese in più, ma è comunque sopra entrambi i capoluoghi, Macerata e Ascoli Piceno.
E questo già definisce il ruolo economico della città.
Ma il punto vero non è solo quanti siamo.
È come siamo distribuiti.
Negli ultimi mesi ho voluto verificare personalmente la situazione nel cuore del centro.
Ho contato una per una le attività commerciali — e sottolineo commerciali — nel borgo marinaro, lungo:
– corso Umberto I
– via Dalmazia
– via Trento
– via Duca degli Abruzzi
– viale Matteotti
– via Matteo Ricci
– vialetto Nord
– vialetto Sud
– viale Vittorio Emanuele
Sono 442 negozi.
Un dato che va letto bene, perché:
– non include ristoranti e pubblici esercizi
– non include uffici e studi professionali
– non include banche
Se allarghiamo lo sguardo all’intero centro, si arriva facilmente a circa 6/700 presenze complessive, probabilmente anche di più.
Tutto questo concentrato nel borgo marinaro, nel corso principale e nelle vie centrali.
Questo significa una cosa molto semplice:
Civitanova ha una densità commerciale altissima, tra le più elevate del territorio.
Ed è qui che il confronto con altre realtà diventa decisivo.
San Benedetto del Tronto ha più imprese: 5.083 contro 4.484.
Ha anche più abitanti (circa 47.000 contro circa 41.000), un turismo più strutturato e una città più estesa.
Le attività sono distribuite.
I flussi si muovono meglio.
L’accessibilità è sostenuta da parcheggi e spazi adeguati.
Civitanova invece è diversa.
Qui le attività sono concentrate.
Molto concentrate.
E quando un sistema economico è così concentrato, ogni criticità pesa di più.
Basta poco per creare difficoltà:
meno accessibilità, meno facilità di sosta, meno possibilità di arrivare e fermarsi.
E l’effetto è immediato.
Per questo oggi il tema non può più essere affrontato con interventi spot.
Serve una visione chiara.
Serve avere il coraggio di dire che:
più concentri le attività, più devi garantire accessibilità
E questo significa fare scelte precise:
– individuare nuovi parcheggi strutturali
– creare parcheggi di cintura e scambiatori reali
– migliorare concretamente gli accessi al centro
– rendere la sosta più funzionale
– costruire un piano integrato tra commercio, mobilità e turismo
Perché qui non stiamo parlando di un dettaglio urbano.
Stiamo parlando del cuore economico della città.
Le attività ci sono.
Le imprese resistono.
Le persone hanno voglia di lavorare.
Ma devono essere messe nelle condizioni di farlo.
Perché la verità è semplice.
Le città non si salvano con gli eventi.
Si salvano permettendo alle persone di arrivarci.
E quando non si interviene, il rischio è chiaro:
non si svuotano solo le vetrine.
Si svuota il centro.




